
Iniziativa per un fondo per il clima
Data della votazione
8 marzo 2026
Argumenti dei sostenitori
In quanto Paese alpino, la Svizzera è particolarmente esposta ai cambiamenti climatici: i nostri ghiacciai si sciolgono, le giornate torride si moltiplicano, i fenomeni meteorologici estremi aumentano. Nel 2023 la popolazione ha deciso che la Svizzera dovrà raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. L’iniziativa per un fondo per il clima è la soluzione che proponiamo per raggiungere questo obiettivo; essa permette investimenti nelle energie rinnovabili, nel risanamento degli edifici e in una mobilità moderna. In questo modo, realizziamo passo dopo passo la transizione verso un approvvigionamento energetico rispettoso dell’ambiente, garantiamo benessere e creiamo nuovi posti di lavoro.
Agire ora
In Svizzera, gli effetti dei cambiamenti climatici si fanno sentire chiaramente ormai da tempo: la temperatura media è aumentata del doppio rispetto alla media globale. Lo sciogli mento del permafrost causa frane e smottamenti minacciando interi villaggi. I fenomeni metereologici estremi quali siccità, piogge intense e ondate di calore si moltiplicano incidendo negativamente sulla nostra salute. L’iniziativa per un fondo per il clima propone una soluzione a queste sfide.
Modernizzare le infrastrutture
Attraverso il fondo per il clima la Confederazione inve stirà ogni anno dallo 0,5 all’1 per cento del prodotto interno lordo nella trasformazione delle nostre infrastrutture. Si tratta di un importo compreso tra i 4 e gli 8 miliardi di franchi che servirà a modernizzare le nostre infrastrutture a beneficio delle generazioni attuali e di quelle future – senza introdurre nuove imposte o tasse. Numerosi proprietari di immobili e imprese stanno già investendo nella transizione; con l’iniziativa per un fondo per il clima intendiamo sostenere gli sforzi intra presi e i provvedimenti in corso garantendo investimenti mirati:
- nelle energie rinnovabili: per promuovere la produzione di elettricità a partire dall’energia solare, idrica ed eolica al fine di assicurare l’autosufficienza energetica;
- nel risanamento di edifici: per sostituire sistemi di riscal damento a gasolio nocivi per il clima con pompe di calore moderne, per ridurre la nostra dipendenza dal gas estero e per migliorare l’efficienza energetica degli immobili;
- in tecnologie rispettose dell’ambiente: per sostenere l’industria nella transizione verso metodi di produzione più sostenibili.
A tal fine investiamo anche nella formazione di personale qualificato concentrandoci sui nostri punti di forza: l’eccellenza del nostro polo di ricerca nel campo dell’innovazione ed azien de solide in tutte le regioni.
Assicurare un approvvigionamento indipendente
Ogni anno la Svizzera importa energia per circa 8 miliardi di franchi. Accettare la nostra iniziativa significa investire questi miliardi in Svizzera. Sostituendo il gasolio e il gas ridu ciamo il nostro grado di dipendenza dall’estero e le emissioni nocive per il clima. I nostri nonni e genitori hanno creato l’AVS e realizzato una fitta rete di trasporti pubblici. Il nostro pro getto generazionale è assicurare un futuro indipendente e rispettoso del clima. Diamoci da fare!
Argumenti degli oppositori
Il Consiglio federale riconosce che per la protezione del clima sono necessari investimenti ingenti. Ritiene tuttavia che la richiesta dell’iniziativa sia eccessiva. Confederazione, Cantoni e Comuni stanno già facendo molto per raggiungere, entro il 2050, l’obiettivo delle emissioni nette pari a zero. Il cammino intrapreso, dimostratosi valido, va proseguito. Un nuovo fondo non è necessario. Graverebbe ulteriormente sul bilancio della Confederazione e indebolirebbe il freno all’indebitamen to. Il Consiglio federale e il Parlamento respingono il progetto, in particolare per i motivi esposti qui di seguito.
Una combinazione di misure efficace
La politica climatica della Confederazione è equilibrata ed efficace. Non punta unicamente sui sussidi, ma prevede anche vincoli e strumenti di incentivazione. In modo mirato stimola la popolazione e le imprese a ridurre le proprie emissioni e, in ambito industriale, fa sì che i principali responsabili delle emis sioni siano chiamati a fare la loro parte.
Strumenti di promozione collaudati
Già oggi la sola Confederazione ha a disposizione circa 2,5 miliardi di franchi all’anno per proteggere il clima e pro muovere la biodiversità. Li impiega per sussidiare, ad esempio, la sostituzione di riscaldamenti a olio con pompe di calore e la costruzione di impianti solari, ma anche per sostenere l’adatta mento alle conseguenze dei cambiamenti climatici.
La Confederazione rischia un ulteriore indebitamento
Ogni anno, il fondo graverebbe sul bilancio della Confederazione con uscite supplementari dell’ordine di svariati miliardi. Stando al testo dell’iniziativa, queste uscite non sarebbero sottoposte al freno all’indebitamento, per cui, almeno temporaneamente, potrebbero essere finanziate anche con debiti supplementari. Il rischio però è di vedere aumentare ulteriormente il debito della Confederazione in una situazione finanziaria di per sé già critica. Il freno all’indebitamento è iscritto nella Costituzione e tutela la Svizzera dall’onere di un debito sproporzionato.
Si rischiano investimenti inefficienti
L’attuale politica climatica ed energetica incentiva la popolazione e le imprese a ridurre le proprie emissioni di CO2. Se l’iniziativa fosse approvata, buona parte della responsabilità per il raggiungimento degli obiettivi climatici del nostro Paese sarebbe trasferita allo Stato. La spinta che induce privati e imprese a fare la loro parte ne risulterà indebolita. A ciò si aggiunge il rischio di non impiegare il denaro là dove sarebbe più efficace o di destinarlo a progetti che verrebbero comunque realizzati anche senza fondi pubblici.
Indebolimento del principio di causalità
L’iniziativa punta essenzialmente sui sussidi federali e così facendo indebolisce la responsabilità individuale nonché il principio costituzionale secondo cui chi inquina paga. È la strada sbagliata: i costi per i danni ambientali devono essere sostenuti in primo luogo da chi li causa e non dalla collettività.
